Expo, Moratti non ha dubbi «Il governo troverà i soldi» Il sindaco placa le preoccupazioni della Corte dei conti Formigoni incalza: «Alla macchina occorre il tagliando»

Febbraio 3, 2009 at 12:07 pm (campionato) (, , , , , , )

Lo hanno paragonato a Franklin Delano Roosevelt, a John Fitzgerald Kennedy, qualcuno addirittura lo considera un Reagan progressista; ma dopo due settimane alla Casa Bianca, Barack Obama assomiglia sempre di più al premier britannico Tony Blair, prima maniera, che durante i primi cento giorni a Downing street annunciò altrettante riforme, tra gli urrah della stampa nazionale. Ma sarebbe bastata una verifica più attenta per accorgersi che le novità erano non più di una decina e in linea con quelle del governo conservatore. Insomma, Blair sapeva come imbeccare la stampa e beneficiare della popolarità di ritorno.Il nuovo presidente della Casa Bianca non ha annunciato una riforma al giorno, ma la sua politica appare sempre meno rivoluzionaria e, per molti versi, non dissimile da quella di Bush. Sull’Irak, ad esempio. In campagna elettorale aveva promesso il richiamo delle truppe «entro un anno», ora parla di «ritiro sostanziale» di un numero importante ma imprecisato di soldati e si guarda bene dallo smentire gli strateghi del Pentagono secondo cui una parte delle truppe Usa rimarrà almeno fino al 2011.Una settimana fa ha annunciato la fine delle operazioni di «rendition» ovvero dei rapimenti segreti all’estero di presunti terroristi e il loro trasferimento in Paesi, dove spesso vengono torturati. In realtà, nel decreto presidenziale, Obama auspica la fine di queste pratiche, che, pertanto, continueranno. E in Afghanistan? Doveva inviare 30mila soldati per sconfiggere i talebani, ma saranno, almeno per ora, non più di 15mila, secondo la Cnn.

Fonte: http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=325753

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La nostra pagella nasce sempre dai fatti, mai dai pregiudizi

Febbraio 3, 2009 at 11:53 am (campionato) (, , , , , , , )

(…) Semplicemente, era qualcosa di vergognoso.Quindi, se Marta Vincenzi (e con lei Claudio Burlando e Alessandro Repetto) dimostrano di rispettare il Giornale che più li critica e i suoi lettori, mi sembra un’ottima notizia. Ci sono giunte di centrodestra che magari fino all’apertura delle urne mendicavano visibilità e il giorno dopo l’elezione hanno dimenticato il Giornale e hanno preferito rivolgersi ad altre testate. Offendendo noi e voi. Per la cronaca, il giorno dopo la loro caduta, quelle testate hanno fatto la campagna elettorale successiva per il centrosinistra. La memoria, fortunatamente, è un ottimo antidoto contro tutto questo. Così come può stare certo che su queste pagine non vedrà mai campagne ad personam contro qualcuno. Lo dico sempre: i nostri sono giudizi, non pregiudizi.Vede, carissimo Mariscotti, non è una questione d’incenso. A volte, è anche una questione di civiltà nei rapporti: non è necessario offrire boccette di sangue della sindaco per criticarla. Non è necessario usare parole truculente per dimostrare la propria contrarietà. Non è necessario strozzarsi in pubblico, quando si dissente. Il dialogo è sempre la migliore soluzione di ogni problema. Poi, certo, a volte la sindaco non è il soggetto più adatto per dialogare, preferendo i monologhi, ma questo è un altro discorso.Quindi, stia tranquillo, continueremo ad essere l’unica bandiera mediatica di chi si oppone al pensiero unico in questa città e in questa regione.

Fonte: http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=325903

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Marzocca in bilico tra cabaret e teatro con un «amarcord» tutto da ridere

Febbraio 3, 2009 at 10:46 am (campionato) (, , , , , , , , )

«Dal recital – spiega Marco Marzocca – mi sono buttato in una mezza commedia, e certo questo debutto in un teatro importante e nella mia città mi emoziona». È con una sottile preoccupazione che l’attore, conosciuto dal grande pubblico principalmente per la partecipazione alla serie tv Distretto di polizia, presenta il suo nuovo spettacolo, Da giovidì a giovidì in scena al Brancaccio da oggi al 15 febbraio. La storia si snoda nello studio del produttore Stefano Toro (Stefano Sarcinelli), figlio del notaio Raimondo, dove c’è anche un collaboratore domestico, lo sconclusionatissimo Ariel, che non mancherà di combinare disastri di ogni tipo. La trama: una giornata di audizioni organizzata dal produttore che comincia con un inedito Marco Marzocca, nei panni di se stesso che, accompagnato dal suo agente (Max Paiella), propone una sceneggiatura. Segue una carrellata di personaggi interpretati ora da Marco Marzocca, ora dall’eclettico Max Paiella, che daranno vita a continui colpi di scena, rivelando nel secondo atto il complesso rapporto tra il notaio e il figlio. «È proprio la figura del notaio – chiarisce Marzocca – quella a cui sono più legato, si tratta di un personaggio nel quale c’è dentro tanto della mia infanzia, i miei nonni, quelli dei miei amici e tanti professori che amavano ripetere sempre ‘ai miei tempi’ e che ci subissavano con i loro sermoni».Lo spettacolo in due atti gioca continuamente sul rapporto tra teatro e cabaret insistendo sulla diversità specifica tra i due generi.

Fonte: http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=325892

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