Ferrovie, riassunti gli 8 licenziati di Genova – Interni
Gli otto ferrovieri genovesi, cinque a tempo indeterminato e tre apprendisti, licenziati da Trenitalia l’8 agosto scorso perché uno di loro aveva timbrato il cartellino per gli altri sette, saranno riassunti da Trenitalia a partire dal 15 ottobre prossimo. In pratica, la conciliazione messa in atto dal presidente del Tribunale del lavoro, Marco Gelonesi, fa perdere ai lavoratori due mesi e mezzo di stipendio, ma ne assicura il reintegro. I ferrovieri hanno firmato un documento davanti al Tribunale, in cui ammettono l’errore fatto e accettano il licenziamento e allo stesso tempo Trenitalia si impegna a riassumerli, appunto, dal 15 ottobre prossimo. Gli otto erano stati licenziati in agosto per aver fatto timbrare i propri tesserini da un collega. In sette avevano lasciato l’ufficio e affidato a un collega i propri cartellini. Ma lo avevano fatto per non perdere ore di straordinario.Resta invece ancora aperta la vicenda di Dante De Angelis, il macchinista e Rappresentante dei lavoratori per la sicurezza licenziato dopo le sue denunce sui treni Alta Velocità che si spezzavano.Dai macchinisti arriva cauta soddisfazione e la richiesta di una pronta riassunzione anche per De Angelis. «Accogliamo con soddisfazione la notizia – sostengono i macchinisti di ‘Ancora in marcia’ – ritenendo che la revoca sia da considerare un atto dovuto e la dimostrazione dell’uso eccessivo, improprio o addirittura pretestuoso dello strumento disciplinare da parte di Trenitalia. Tale decisione – sottolineano dalla redazione – rende ancor più ingiustificato licenziamento subito dal macchinista e delegato alla sicurezza, Dante De Angelis, allontanato brutalmente il giorno di ferragosto per alcune dichiarazione sugli incidenti agli Eurostar avvenuti nei mesi scorsi.
Fonte: http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=79556
Solo 3 Comuni su 106 si mantengono da soli
L’Italia dei campanili, degli 8.101 municipi e delle infinite sagre di paese aspetta, con un brivido d’ansia, il Federalismo. Da nord a sud, sindaci di ogni partito e credo politico torcono nervosi le fasce tricolori aspettando la rivoluzione fiscal-copernicana del governo e rimuginando mentalmente quanto Giulio Tremonti, ministro dell’Economia, ha recentemente ribadito: «Non ci sarà uno che perde e uno che guadagna: guadagneranno tutti. Chi ci perderà sarà la cattiva politica». Parole che a molti primi cittadini e assessori saranno suonate come un j’accuse; perché chi più chi meno, tra le carte dei bilanci, tutti hanno qualche macchia che preferirebbero mantenere nascosta; come, per esempio, che le loro amministrazioni spendono più – in alcuni casi molto, molto di più – di quanto incassino dalle tasse.
Una ricerca dell’ufficio studi della Cgia di Mestre (associazione artigiani e piccole imprese) ha mappato l’Italia dei capoluoghi di provincia sulla base della differenza tra introiti fiscali propri e spesa corrente: in base all’elaborazione di dati Istat, risulta che solo tre città – Belluno, Biella e Forlì – sono finanziariamente autonome. I restanti 106 comuni sono tutti in perdita. Ma con differenze importanti.
A livello nazionale, il saldo negativo medio si assesta a un milione e 132mila euro. Ma, come spesso avviene in Italia, le medie significano poco o nulla.
Fonte: http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=287164