Domenico, steward siciliano sempre in volo per lavoro morto nel viaggio di piacere

Agosto 22, 2008 at 5:42 pm (Uncategorized) (, , , , , , , , , , , , )

da PalermoTutti ricordano Domenico, il ragazzo gentile che girava il mondo. I parenti a Isola delle Femmine, cittadina marinara alle porte di Palermo, mostrano con orgoglio le sue foto con la divisa blu da steward. I viaggi erano la vita di Domenico Riso. E sono stati anche la sua morte. Riso è l’unica vittima italiana della tragedia aerea di Madrid, avrebbe compiuto 41 anni a settembre. Faceva lo steward per l’Air France e dal 1997 viveva a Parigi, non era sposato e non aveva figli. Stava andando alle Canarie in vacanza. Aveva chiamato l’anziano padre, Pietro Riso, 83 anni, ex pescatore, il giorno prima della partenza per le vacanze e neanche 24 ore dopo i carabinieri hanno bussato alla porta della casa di Isola. Sono stati loro a dare la terribile notizia al genitore e nel giro di pochi minuti la voce è corsa veloce in paese. In via Trapani si è radunata una piccola folla di parenti e amici, tutti conoscevano Domenico, un ragazzone dai capelli scuri e di bell’aspetto, che amava la lirica ed aveva una voce da cantante. Tra i tanti parenti sconvolti dalla commozione e dal dolore, anche un suo cugino omonimo. «Domenico stava andando alle Canarie assieme a un suo amico, Pierrick Charilas ed a suo figlio Ethan, – racconta -. Domenico adorava il bimbo come fosse suo figlio, passava molto tempo con lui». Nella lista dei passeggeri risultano infatti sia Pierrick che Ethan Charilas, entrambi morti.L’anziano padre di Domenico e le sorelle, Marianna e Concetta, di 49 e 43 anni, sono chiusi nell’abitazione di famiglia e già oggi dovrebbero partire per Madrid per riconoscere la salma.

Fonte: http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=284805

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L’idea di Piano come la chiatta: il futuro resta ancorato al porto

Agosto 2, 2008 at 12:10 am (channel news) (, , , , , , , , , , , )

«Guardate questa città, fino a dieci anni fa il mare se l’era dimenticato. Oggi ripartiamo da qui». Renzo Piano si affaccia dalle vetrate della chiatta appena inaugurata che ospita l’Urban Lab, guarda verso il porto e gira lo sguardo anche verso il centro storico. Unica nota stonata la sopraelevata che taglia le facciate dei palazzi, «dovremo tenercela ancora un po’, ma è il male minore». Renzo Piano dopo la bocciatura del Waterfront, guarda avanti, ai progetti di Urban Lab, a questo nuovo filo conduttore nato dal lavoro comune di Autorità Portuale e Comune di Genova. La pianificazione urbanistica della città nascerà su questo barcone davanti al Museo del mare e della navigazione, un unico contenitore da dove verranno prese le scelte strategiche della Genova del futuro. Tante le iniziative sul piatto, con le grandi idee al centro, come l’aeroporto sul mare, e i cinquanta piccoli progetti per la Genova di domani, come la metropolitana di superfice. «Chiudiamo un primo anno di lavoro- racconta l’architetto-consulente Piano-. Ora è fondamentale arrivare ad un momento di sintesi per strutturare tutto quello che è stato messo sul piatto». Urbanistica ed architettura dovrebbero coniugarsi. Non più due diversi modi di vedere e lavorare, ma integrati per definire un prodotto unico. «Urban Lab significa anche musica, tempo libero come testimonia il nome che abbiamo dato al cartellone estivo della città – ricorda il sindaco Marta Vincenzi che ha annunciato la candidatura di Genova per uno stand all’expo di Shanghai 2010 -.

Fonte: http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=280261

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Wwf e Legambiente: spariti i fondi per il Protocollo di Kyoto

Luglio 18, 2008 at 3:38 pm (news web design) (, , , , , , , , , )

«Da quest’anno è operativo il Protocollo di Kyoto, e il Governo lo ignora nel Dpef». Lo denunciano in una nota congiunta Legambiente e Wwf, spiegando che «nelle 56 pagine del Documento di Programmazione Economica-Finanziaria per gli anni 2009-2013 – deliberato dal Consiglio dei Ministri il 18 Giugno e che inizia questa settimana l’iter parlamentare per l’approvazione – le parole cambiamenti climatici e Protocollo di Kyoto non compaiono. Eppure nel 2008 il Protocollo di Kyoto è entrato nella sua fase operativa, per cui la distanza tra le emissioni dei Paesi e l’obiettivo sottoscritto si inizia a quantificare in termini di costi del mancato raggiungimento che, ricordiamo, sono a carico dello Stato». «L’Italia – spiegano le associazioni ambientaliste – che si è impegnata a una riduzione delle emissioni di CO2 del 6,5% dai calcoli più recenti riferiti al 2006 evidenzia emissioni del 9,9% superiori ai livelli del 1990 e questo ritardo a partire dal 2008 deve diventare una voce di bilancio dello Stato perchè comincerà a gravare come spesa, la cui entità può essere stimata in alcuni miliardi di euro ogni anno». Invece «nel Documento che fissa lo scenario delle politiche e degli interventi strategici nel prossimo triennio – sottolineano gli ambientalisti – non risulta alcun riferimento nè in termini di costi, nè di decisioni operative per invertire la tendenza all’aumento delle emissioni di CO2».

Fonte: http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=77098

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